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Nei Mesi di Antelami la santità del lavoro

Il ciclo del Battistero, capolavoro scultoreo del Medioevo italiano, scende a terra e si lascia ammirare in ogni dettaglio

​Enzo Gibellato
Si dovrebbe correre a Parma, entrare nel suo monumentale Battistero e contemplare da vicino, a tu per tu, il ciclo dei dodici potenti rilievi scultorei dei dodici mesi dell’anno, raffiguranti i mestieri che li contraddistinguono, più le due statue dell’Inverno, nudo e seduto, e della danzante Primavera. Il bellissimo ciclo, opera di Benedetto Antelami e della sua bottega, realizzato nei primi due decenni del XIII secolo, è in realtà rimasto inconcluso ed è, da quegli anni, peregrinante dentro le mura del Battistero.
Infatti, a suo tempo, verso la fine del secondo decennio di quel lontano secolo, accadde che l’Antelami e la sua officina abbandonassero Parma. Per ragioni ancora non chiare, quel cantiere che era in pieno fermento vide gli scalpellini antelamici interrompere il loro lavoro: un vero mistero storico. E i nostri bellissimi Mesi rimasero come sospesi, vaganti, senza una precisa collocazione.
Per lungo tempo essi furono fissati in alto, all’interno della prima loggia del Battistero, sopra il magnifico rilievo del Cristo Pantocratore con il tetramorfo, a voler significare, forse, come Gesù sia il centro del tempo, i mesi, e delle attività umane, i lavori. Nel secondo dopoguerra, vennero invece posti alla base dei sedici costoloni gotici salienti fino al centro della cupola. E da ultimo, nei nostri tempi, dopo l’accurato restauro di tutto il Battistero negli anni Ottanta e Novanta, ricollocati nella medesima loggia in alto, dove già erano stati, in mezzo a non poche polemiche a causa della non facile visibilità.
Per Arturo Carlo Quintavalle, il ciclo dei Mesi era stato concepito per un portale monumentale della facciata del Duomo, anch’esso non realizzato. A documentare tale ipotesi sarebbero le sculture, appartenenti allo stesso periodo e temperie stilistica, del re Salomone e della regina di Saba, e altre due statue ancora, il re David e forse Natan il profeta, oggi conservate nel Museo Diocesano della città. Si ipotizza che a queste statue ne dovessero seguire altre di re e profeti. Tutto questo farebbe pensare perciò che una grande visione o progetto d’insieme dovesse animare costruttori e artisti, sicuramente governati dalla magistrale figura di Benedetto Antelami. Ma altri studiosi non ritengono fondata questa ipotesi.