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L’infanzia degli dei tra giochi e dispetti

Dalla mitologia egizia all’induismo il pantheon è ricco di piccole divinità. Al di là di differenze specifiche, emerge il carattere premorale dell’infanzia

​Franco Cardini

Fra i quattro evangelisti riconosciuti nella tradizione cristiana come “canonici”, soltanto Luca si sofferma sull’infanzia di Gesù, intorno alla quale ricameranno successivamente i Vangeli “apocrifi”, arricchendone la storia di particolari dal tono meraviglioso. Nel Vangelo greco dello pseudo Tommaso, del II secolo, Gesù è presentato come un fanciullo incontenibile, rimproverato da Giuseppe per le sue azioni, le cui parole si avverano immediatamente, magari a scapito di altri bambini: «Dopo di ciò camminava per il villaggio, quando un ragazzo, correndo, andò a urtare contro la sua spalla. Gesù, irritato, gli disse: “Non percorrerai tutta la tua strada!”. E subito cadde morto». Sono sì miracoli, ma ben diversi rispetto a quelli ai quali siamo abituati, che lo avvicinano se non proprio ai trickster della mitologia (ossia le divinità ingannevoli e truffaldine), comunque a divinità dall’infanzia problematica. Come il precoce Ermes, il quale nel suo primo giorno di vita inventa la lira uccidendo una tartaruga e la notte stessa riesce a rubare la mandria di bovini di suo fratello Apollo. Cambiando scenario, si può pensare a Cú Chulainn, protagonista del ciclo dell’Ulster, le cui imprese dell’infanzia lo vedono già a sette anni prendere le armi e il carro del re Cathbad.
Il binomio madre-figlio più celebre è quello di Iside e Horus, che almeno dal punto di vista formale nell’iconografia può spesso ricordare le Madonne del Latte della tradizione cristiana. Si crede infatti che le rappresentazioni di Iside che allatta il bambino Horus abbiano influenzato l’immaginario cristiano di Maria con il bambino Gesù. Nell’antica religione egizia Horus era un dio associato con la guerra e la caccia, raffigurato sotto forma di falco, il cui occhio destro era il sole o la stella del mattino, che rappresenta il potere, e quello sinistro la luna o la stella della sera, che rappresenta la guarigione. Dalla tarda epoca predinastica erano diffusi in Egitto i culti del falco. Dalla prima dinastia (2925-2775 a.C. circa) in poi, Horus e il dio Seth furono presentati come antagonisti perpetui che si riconciliarono nell’armonia dell’Alto e Basso Egitto. Nel mito di Osiride, che divenne preminente intorno al 2350 a.C., Horus era figlio di Osiride e Iside, e nipote di Seth, fratello di Osiride. Quando Seth uccise Osiride e contestò l’eredità di Horus (il trono reale d’Egitto), Horus divenne nemico di Seth. Horus alla fine sconfisse Seth, vendicando così suo padre e assumendo il dominio. Nella lotta, l’occhio sinistro di Horus (cioè la luna) fu danneggiato – questa è una spiegazione mitica delle fasi lunari – e venne guarito dal dio Thot. La figura dell’occhio “restaurato” (l’occhio wedjat) divenne un potente amuleto.
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