Ritrovarsi dentro una storia

di Franco La Cecla

fotografie di Gianpaolo Arena

Viaggiando, il mondo diventa pieno di dettagli che spingono il racconto oltre il riflesso di sé. Nella scrittura di viaggio c’è qualcosa che ribalta il senso dei tempi

Immagine articolo
Lente zoom immagine

C’è un momento in cui, avendo lasciato casa, vi viene voglia di raccontare quello che scoprite su un nuovo sentiero. Può accadere quando abbandonate le vie conosciute e semplicemente vi accorgete di un mondo vicino ma che avevate trascurato. O è un momento della vostra vita in cui le cose solite e adattate vi hanno deluso e cercate di cambiarvi, ma vi rendete conto che non ci riuscite senza cambiare il paesaggio intorno a voi. La banalità del partire è stata troppe volte ribadita, e coloro che ne sanno sempre più di voi vi ricordano che oramai il mondo è tutto uguale, tutto rovinato, inutile andare altrove. Se riuscite a superare queste oziose obiezioni e vi affidate al vostro istinto, allora accettate la scomodità che lo staccarvi dalle abitudini e aprirvi al mondo comporta.

C’è nel viaggio qualcosa che non ha a che fare con il posto in cui andate e nemmeno con il vostro stato d’animo, ma con un terzo elemento inedito. Scoprite di essere in una condizione di veglia, in un’allerta in cui il vostro sguardo, i vostri sensi, sono nuovamente lì a interrogarsi. Come aveva capito Bruce Chatwin, si tratta del “che ci faccio qui?”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati a Luoghi dell’Infinito per continuare a leggere

La rivista è disponibile in formato cartaceo e digitale

Abbonati alla rivista

Sei già registrato? Accedi

Immagine articolo

Mondo CEI