Scrivere la città. Diari da Assisi
Nelle pagine dei cronisti, degli storici e dei romanzieri c’è tutto il fascino di un luogo che ha attraversato i secoli senza perdere il suo carattere insieme aspro e denso di spiritualità

Elio Ciol, Arrivando ad Assisi (1990)
Con il Medioevo termina anche il periodo “eroico” della storia di Assisi, che scivola in una plurisecolare crisi economica e demografica cui spetta, peraltro, il merito del tutto inopinato di consegnare alla posterità un paesaggio urbano di stupefacente fedeltà al passato. I risvolti drammatici di questa crisi li ritroviamo, più di cento anni dopo Flavio Biondo, nelle parole del funzionario pontificio Cipriano Piccolpasso, che nel 1565 scrive: «È la città in sé mal composta, vi si veggano molte case disabitate et distrutte contigue con l’habbitate, al ch’ella somiglia più tosto ad un residuo di città che città compita, credo cossì dal tempo o dalle guerre ridotta». Ma la crisi è anche culturale: l’arretramento di posizioni del francescanesimo più radicale nel sistema di culto instaurato dopo il Concilio di Trento si traduce in una generale caduta d’interesse verso Assisi, che per lungo tempo rappresenterà solo una possibile escursione da Foligno, a sua volta comoda tappa sulla strada da Roma a Loreto, nuovo faro dei pellegrinaggi......
di Francesco Lampone