Quegli spettri urbani che turbano l’arte
Il cinema e la narrativa degli ultimi cento anni spesso ruotano intorno a città svuotate e terrifiche. Metafore trasparenti di un’umanità ferita

Disegno, La Città Nuova
Niente da fare: non appena si parla di città fantasma al cinema o in letteratura, la mente corre al fantastico, nella fattispecie alla fantascienza. Un genere per il quale la degradazione del paesaggio urbano “post-qualcosa” è un elemento pressoché irrinunciabile, in una gamma di variazioni che va dal poetico Wall-e targato Pixar (ricordate? la Terra è ormai ridotta a una discarica e solo l’impavido robottino si muove fra torri di rifiuti sempre più simili ai grattacieli deserti) fino al corrusco Io sono leggenda interpretato nel 2007 da Will Smith, ultimo giustiziere superstite in pattuglia per le strade di una New York devastata ma niente affatto irriconoscibile. All’origine del film c’è l’omonimo romanzo di Richard Matheson, uno dei pochi scrittori ai quali Stephen King sia propenso a riconoscere la qualifica di maestro. E, per inciso, anche l’Overlook Hotel del celeberrimo Shining, portato sul grande schermo nel 1980 da Stanley Kubrick, è in senso letterale una città – o, meglio, una cittadella – fantasma, infestata dalle larve della vendetta e del risentimento......
di Alessandro Zaccuri