Istria, crocevia di culture
Nel corso dei secoli italiani e slavi avevano dato vita a una convivenza originale e creativa, che solo i nazionalismi nati altrove hanno potuto offuscare. Ma non sradicare, come insegnano le pagine di Fulvio Tomizza

il molo del porto di Rovigno (Tullio Valente)
Le terre orientali d’Italia pagarono un prezzo enorme in vite umane, con due guerre mondiali, con una guerra civile che ebbe nome Porzûs, con gli infoibamenti e infine con l’esilio forzato dal delirio con la stella rossa, che vide tercentomila cittadini italiani – ma anche croati e sloveni – abbandonare le province di Zara, Fiume e Pola, per sfuggire allo schiacciamento della coscienza nazionale. Ora la Venezia Giulia esiste solo nelle vecchie carte geografiche e nella memoria dolorosa di chi dovette abbandonarla, anche se una piccola parte ne perpetua il ricordo, con le province di Trieste e Gorizia. La sua porzione più cospicua – l’Istria, le città e le isole del Quarnaro, Zara romana e veneta – sono oltre i confini che le perversità della storia hanno tracciato, in un bilancio perdente per chi se n’è andato e per chi è rimasto. Mentre i popoli di quelle terre, vissuti per secoli nella pacifica convivenza, patiscono ancora della catastrofe etnica che li ha colpiti......
di Ulderico Bernardi