IL GRANDE NORD TRA MITO E REALTÀ
Anche il Mediterraneo ha creato il suo mito della frontiera: è il regno di neve e freddo del Nord. Anzi, del Grande Nord. Non esiste, nella nostra cultura, un Grande Sud, men che meno un Grande Ovest, o Est. Il Settentrione è una lente di ingrandimento: di sogni, ambizioni, incubi. Tutto si fa estremo, anche nell’immaginario. Ma questa non è una terra di solo ghiaccio (non più perenne come un tempo). E, abituati pigramente a pensare l’identità europea costruita a partire dalle sponde calde del Mezzogiorno, è facile rimuovere il contributo essenziale di ciò che è sceso da lassù. È tempo di riscoprirlo nelle pagine dello speciale del numero 304 di “Luoghi dell’Infinito”, il mensile di arte, cultura e itinerari di “Avvenire”, in edicola dal 2 aprile
Ad aprire il numero è un grande racconto di Alessandro Zaccuri capace di condensare mito e storia, immaginario e realtà: i ghiacci, i vichinghi, le saghe norrene, la stagione delle esplorazioni artiche. Il tutto con uno scenario preciso: uno spazio sconfinato e assoluto, polarmente opposto a quello mediterraneo. Il servizio di Alessandro Zaccuri è accompagnato dalle spettacolari immagini della Groenlandia di Paolo Solari Bozzi. Massimo Onofri, quindi, ci conduce all’epopea di Knud Rasmussen e alle sue spedizioni etnografiche tra gli inuit nel profondo nord della Groenlandia. Tromsø è l’ultima città d’Europa, collocata oltre il circolo polare artico: Edoardo ce ne racconta la storia e la vitalità contemporanea. Il Grande Nord è soprattutto terra di minoranze etniche a lungo discriminate: Eugenio Giannetta ha intervistato la scrittrice di origine sami Ann Helén Laestedius, che racconta le vicissitudini non ancora risolte del suo popolo e di una identità messa a dura prova. Ci spostiamo infine più a sud, là dove il Grande Nord inizia: le parole e le foto di Alessandro Gandolfi ci portano nel Mare dei Wadden, sulle coste settentrionali di Olanda, Germania e Danimarca, un paesaggio e un habitat unico al mondo.
La seconda parte dello speciale è dedicato all’elaborazione culturale del tema del Nord. Roberto Mussapi ci riporta alle origini letterarie del mito, tra i Canti di Ossian, invenzione romantica di fine Settecento di larghissimo successo, e quelli, autentici, dell’Edda, la raccolte delle grandi saghe islandesi. Quindi la peculiare luce del nord secondo due punti di vista opposti e complementari: la grande pittura di paesaggio in mostra a Basilea, nella recensione di Alessandro Beltrami, e gli interni misteriosi Hammershøi, per la prima volta in mostra in Italia a Rovereto, raccontati da Paolo Bolpagni. Infine, l’attualità del Grande Nord, rimbalzato al centro dell’attenzione geopolitica internazionale e da sempre al centro di quella scientifica, raccontata da Davide Re.
La sezione “arti e itinerari” propone un reportage di Viviana Daloiso da Gibellina, con la sua storia difficile tra sisma e una discussa rinascita, ora alla sfida di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. E quindi il racconto di Elena Pontiggia dell’arte di Casorati, oggetto di una grande mostra a Palazzo Reale a Milano.
Chiudono il numero le rubriche di Giuseppe Matarazzo, Leonardo Servadio, Maria Gloria Riva, Marco Vannini, Luigi Garbini, Antonia Arslan.