Deserti metropolitani
È un paradosso dell’età contemporanea: mai come oggi tanta popolazione vive in centri urbani, e mai come oggi tante città vengono abbandonate. Rinnovando un fenomeno millenario, da Teotihuacan ad Angkor

Kangbashi, Cina
Poiché furono distrutte solo le dimore dei ricchi e le loro statue, che si trovavano lungo l’ampio viale lastricato chiamato “dei morti” che innerva il sito, si suppone che possa essere caduta per una rivolta interna. I quartieri dei poveri sono ancora intatti: forse ve n’erano troppi, in una città che sembrerebbe essere stata ricca di attività mercantili. E restano le due grandi piramidi, del Sole e della Luna – alte oltre cinquanta metri e disposte lungo direttrici ortogonali –, e i tanti templi: degli Animali, dell’Agricoltura, di Quetzalcoatl, il dio serpente che anche gli Aztechi adoravano e che attendevano ritornasse dal mare. Non aveva mura a difesa, forse si riteneva troppo poderosa per essere attaccata. Ora restano le pietre lisce e ordinate, solenni e fredde. Nelle lunghe vie dove forse avanzavano ieratiche processioni, nelle piazze dove forse si svolgevano mercati e giochi, sulle gradinate dove forse salivano gli astrologi o le vittime dei sacrifici, oggi sciamano turisti affaticati. Teotihuacan è una città fantasma: gli archeologi la studiano e formulano ipotesi, ma la sua verità intera probabilmente non emergerà mai. Perché la vita delle città è quella dei loro abitanti. E quando da un centro urbano strutturato, ampio, integro, l’essere umano scompare, gli edifici perdono la loro ragion d’essere......
di Leonardo Servadio