Acque e ghiacci il mistero dell’origine
Da Ungaretti a Shelley a Goethe: così mari, laghi e nevi eterne hanno plasmato la poesia occidentale
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Ole Jørgen Liodden, Living on thin ice
Orfeo fa piangere le piante, le rocce e le belve feroci, con la poesia che canta, e quando perderà l’amatissima Euridice, morsa da un serpente nel giorno stesso delle nozze, i suoi versi commuoveranno anche le cupe divinità del regno di Ade, che gli apriranno le porte consentendo per la prima volta a un vivente di accedervi. Per salvare Euridice, riportarla alla vita. Ma se Orfeo cantasse solo l’amore di Orfeo per Euridice, le sue parole non commuoverebbero. La poesia non crea solidarietà, comprensione: la poesia annichilisce la resistenza dell’io e fa tua la storia di un altro. Leggendo dell’albatro di Baudelaire o Coleridge, dell’uccello-mimo di Whitman, io sono Baudelaire, Coleridge, Whitman, io sono l’albatro e l’uomo che osserva l’albatro, io esco dalla mia vita personale, vivendola in una dimensione nuova, accesa, trasfigurata......
di Roberto Mussapi