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Rodin e Giacometti, così lontani così vicini

​Due scultori di generazioni successive e apparentemente agli antipodi, legati in realtà da diversi tratti in comune, come l’attenzione non solo per l’antiaccademismo ma anche per la tradizione antica e la raffigurazione umana. È a Parigi, dove si trasferisce nel 1922, che Alberto Giacometti (1901-1966) si ritrova a tu per tu con l’opera di Auguste Rodin (1840-1917), il cui richiamo a Michelangelo e alla statuaria classica si rinnova anche dopo l’affermazione delle prime avanguardie. Nella Ville Lumière, Giacometti frequenta l’atelier di Émile-Antoine Bourdelle, già allievo e assistente di Rodin. Nel 1939, lo scultore svizzero assiste all’inaugurazione pubblica postuma del Monument à Balzac, completato da Rodin quarant’anni prima, che lo consacra padre della scultura moderna. In mostra oltre centotrenta opere, che evidenziano i parallelismi tra i due artisti: l’uso dell’incidente quale parte integrante dell’opera frammentata, le deformazioni ricercate di visi e corpi, il problema del basamento, il rapporto tra modellato e materia. Uomo che cammina, realizzato da Rodin nel 1907 e da Giacometti nel 1960, rappresenta l’estrema sintesi di questa distanza ravvicinata. “Rodin-Giacometti”. Martigny (Svizzera), Fondation Pierre Gianadda. Fino al 24 novembre. Info: gianadda.ch.