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Albrecht Dürer maestro del bulino

Il bulino, uno strumento composto da un’asta di metallo duro con la punta a becco e l’impugnatura di legno, è usato per incidere il disegno sulle lastre di rame. Una tecnica sviluppatasi nel XV secolo, in modi e tempi diversi, nell’area mediterranea e nel Nord Europa. Tra i primi rami a bulino è una Flagellazione di Cristo, del 1466, di un anonimo artista tedesco. Albrecht Dürer va annoverato tra gli interpreti più geniali dell’incisione, da quella xilografica al bulino. Ciò si deve anche al fatto che il giovane Albrecht svolse l’apprendistato a Norimberga, sua città natale, nella bottega del pittore e stampatore Michael Wolgemuth, dove si usava copiare e produrre in serie i lavori grafici di Martin Schongauer – principale erede della cultura gotica – e dei maestri italiani. In mostra, cinquantaquattro bulini e due acqueforti evidenziano l’evoluzione dello stile di Dürer. Dalle prime stampe, come La sacra famiglia con libellula o la Giovane donna insidiata dalla morte (1495 ca), a La grande fortuna (1501) e La strega cavalca la capra (1505), in cui virtuosismo tecnico, profondità psicologica, ironia e immagini simboliche si fondono insieme. “Albrecht Dürer (1471-1528). Capolavori a bulino”, a cura di Margherita Priarone e Margherita Clavarino. Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Bianco. Fino al 30 giugno. Catalogo SAGEP. Info: 0102759185.