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Periferie, diversamente centro

Da Barcellona a Oakland a Mumbai i quartieri popolari sono portatori di una visione viva e vitale della città

Veduta di Oakland (Proehl Studios/Corbis)

Veduta di Oakland (Proehl Studios/Corbis)

In tutto il mondo la condizione urbana è soggetta a grandi trasformazioni. Le città medie e grandi in Asia come in Africa o in America Latina si espandono a un ritmo serrato. Grandi masse di popolazioni rurali abbandonano i campi e le zone interne del Paese e cercano la città come occasione di sopravvivenza. È una situazione difficile, complessa e preoccupante. L’altro aspetto di questo nuovo inurbamento è che le masse dei nuovi arrivati portano spesso una richiesta di uso del territorio che è molto più esigente di quanto gli abitanti tradizionali sono abituati a chiedere. Per i nuovi arrivati la città, i suoi spazi pubblici, le sue occasioni date da strade, piazze, mercati all’aperto e le infrastrutture diventano di vitale importanza. La città diviene nei suoi spazi un diritto, o meglio le nuove popolazioni la vivono come un potenziale diritto. In questo esse si alleano ad alcune classi urbane per le quali la città ha ripreso un valore molto speciale. Sono le classi medie, la piccola borghesia di artigiani, commercianti al dettaglio, maestri di scuola, impiegati. Questi due tipi di popolazione condividono l’interesse per un miglioramento del posto in cui sono insediati. Spesso, dove il welfare è sparito e dove la corruzione ha dissipato i servizi pubblici, entrambe ovviano con una buona rete di solidarietà: nel caso dei nuovi arrivati sono spesso immigrati che provengono dallo stesso Paese, e in quello della piccola borghesia sono le reti di amicizia e parentela. Gli abitanti delle periferie cercano così di migliorare la qualità di vita dei luoghi che abitano......

di Franco La cecla

 

 

Filamenti intrecciati composti da miriadi di punti, costellazioni dense di chiarore, a volte qua e là velate da nubi. Le coste mediterranee sono ben individuate dall’intensità delle luci che vi si assommano a sciami, in certi luoghi diramandosi nelle vallate, mentre il mare sta scuro tutto attorno. Poco più avanti, all’orizzonte appaiono gli agglomerati di solido bagliore che si estendono tra Boston, New York, Filadelfia, Baltimora, Washington. E subito ecco Atlanta e più giù ancora Monterrey, Guadalajara e la raggiante semisfera che sorge da Città del Messico, come un’immensa astronave posatasi sull’altopiano. Viste dalla stazione spaziale, che in un’ora e mezzo compie l’intera orbita attorno al pianeta, le terre emerse mostrano nell’ombra della notte interminabili ragnatele di luci qua e là segnate dai fulgidi addensamenti urbani. Ci sono poi gli agglomerati di città: le conurbazioni, vaste macchie da cui salgono bagliori aurorali. C’è stato un tempo in cui la notte era scura. Poi l’elettricità ha circoscritto l’ombra e ora sembra che la Terra possa competere col Sole per ricacciarla via definitivamente. C’è una nuova geografia, disegnata sul corpo sferico del pianeta dalla rete splendente intessuta da cavi elettrici e lampade......

di Leonardo Servadio